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L'Uomo in Più

le infinite sfaccettature della vita (non confondere mai l'insolito con l'impossibile)

into the void

rumore di ferraglia.
un quarto di giro a sinistra..
accarezzo il legno della porta mentre, aprendola, la accompagno con il mio passo, entrando nel vuoto.
sembra stranamente caldo, ma è il mio corpo ad essere freddo.
questa notte è più stata buia delle altre, o sono io a vederla così.
l'ombra riflessa sul pavimento, ferma fino a quell'attimo, comincia a muoversi creando un intrigante gioco di contrasti.
mi domando se nel mondo esistano più porte o esseri umani.
chiudo, cercando di non far rumore.
gli stupendi tappeti persiani sembrano felici di vedermi.
quelle fantastiche tontalità di rosso chiaro, scuro, immerse in un contorcersi di figure geometriche, mi ricordano quasi la perfezione assoluta, seppur non ne abbia un'immagine chiara in mente.
se avessi qualche ferita aperta, giurerei che quel rosso sangue fosse il mio.
la mia introversione trova finalmente il suo degno rifugio, al riparo dalla frenetica, apparentemente normale, regolare vita sociale.
bombardamenti continui di interazioni, gesti, parole, significati celati dietro un velo di cinismo, una spolverata di ipocrisia, un pizzico di moralismo.
uno sguardo con una ragazza dai bellissimi occhi nocciola che crea per un istante un legame intimo quanto fugace, per poi sciogliersi l'attimo dopo evaporando e disperdendosi nell'aria sottoforma di pensieri evanescenti.
così distanti da non poter essere toccati.
solo osservati.
manipolati.
volano via come palloncini d'elio, confondendosi con il cielo nero.
la pupilla, lentamente, si dilata.
la mente umana percepisce maggiormente i contrasti: ora il ferro delle chiavi mi sembra più freddo, al tatto.
l'immagine, inizialmente buia, si schiarisce.
in silenzio.
ci sono giorni in cui non vorresti esistere.
giorni in cui decidi di non esistere.
altri in cui non esisti.
le persone attorno percepiscono e si adattano di conseguenza, influenzati dalla realtà interiore che inevitablimente si trasmette.
noi crediamo di poter nascondere tutto, ma non è affatto così.
il processo è in apparenza invisibile e del tutto naturale: possiamo accorgerci delle variazioni solo se osserviamo con attenzione.
è buio ma ricordo esattamente dove mettere le chiavi.
rumore di ferraglia.
di nuovo silenzio.
vado in camera.
chino la testa all'indietro, in posizione rilassata.
chiudo gli occhi e vedo le linee bianche illuminate dai fari, che proseguono all'infinito.
aria condizionata.
sleep mode.
nine inch nails, 'into the void'.
scrivo senza guardare.
senza pensare.
infelice è colui che non si adopera a cambiare ciò che non gli piace.
colui che lascia correre.
che ignora.
rimanda.
spesso arrivo ad un bivio, solo un sentiero è giusto: se scelgo a caso potrei perdere, se resto fermo perdo, se rifletto troppo perdo.
pensandoci bene, mi avrebbe fatto comodo non avere la facoltà che chiamano libero arbitrio. è una fregatura.
meglio avere l'illusione di una scelta non reale, ma costruita sulla base di regole che avrebbero portato in qualsiasi caso a non sbagliare.
regole perfette.
soprattutto perchè l'essere nel giusto dipende da fattori che variano di continuo ed è quasi impossibile prestare attenzione a tutti contemporaneamente.
non farebbe alcuna differenza.
non a caso l'errore fa parte della nostra quotidianità.
non a caso si rischia di impazzire se si cerca di fare tutto perfettamente.
una curva ad alta velocità senza sbavature.
un vetro senza incrinature.
una scelta senza un oppure.
troppo facile dire 'ho fatto il mio, ora siete liberi di scegliere', del resto è un modo come un altro per scaricare la responsabilità sugli altri.
altrettante volte ho sentito l'odiosa frase: 'te l'avevo detto', frase che non serve assolutamente a nulla.
se non a stimolare emozioni negative.
posso creare io stesso un'immagine, quando è buio. è insopportabile che la realtà sia sempre messa davanti agli occhi, forzatamente imposta dalle leggi del mondo. voglio immaginare.
non voglio più guardare.
sono stanco.
creo un'alternativa. ecco la mia realtà oggettiva per stanotte.
sbaglio di proposito.
se la strada è chiusa, posso sempre imparare a volare.

dal dieci al quindici

sabato.
il ferragosto apparentemente tranquillo.
la quiete dopo la tempesta.
il concetto di tranquillità che ha subito una lieve variazione di significato.
l'alba, della quale intravedo solo un filo di luce.
l'ascolto della techno in cuffie, che mi ricorda alcuni momenti salienti di questi giorni.
l'organizzazione due giorni prima della partenza, le due ore di sonno, l'adrenalina, il trolley che prendeva tutto lo spazio di un portabagagli di dimensioni minime, i due borsoni che a momenti non entrano, la ruota di scorta che cerchiamo di togliere ma poi ci ripensiamo.
il cornetto alla marmellata che sa di ferro.
il caffè, la barista rincoglionita che non sa contare, lo scatto in autostrada, il rombo, il navigatore che cambiava idea ogni 2 minuti, il fighetto in mini cooper che sperava di starmi dietro, i 50€ di v-power che ho riempito al self service fino all'ultima goccia.
il sole che picchiava, il viaggio scappottati, le strade strette e dissestate, il maledetto dosso a 5km/h, la pandina dietro che mi bussava perchè ero costretto ad andar piano, il camion che impiega 2 ore per fare manovra e distrugge un segnale stradale con lo specchietto destro che resta illeso come se fosse d'acciaio.
l'arrivo anticipato di quasi un'ora, l'animatore barese che prendiamo per il culo, la piattaforma e lo stradone, la bagnina nazista con cui attacco bottone ma non sembra disposta a socializzare, i sigari che mi accorgo troppo tardi di aver dimenticato, l'amministratore del residence che non mi lasciava più, il letto matrimoniale, il bagno enorme con idromassaggio, le stampelle per i vestiti che non bastavano, il portatile con la musica a volume massimo per la stanza, gli spettacolari strozzapreti ai frutti di mare che alla fine non ho ordinato e ci sono rimasto male.
le orette su badoo a conoscere gente del posto, santa maria al bagno, le indicazioni sbagliate del vigile, la stanchezza, la manovra, l'albero che per pochi centimetri portavo a casa come souvenir, la pizza che sembrava leggera ma si rivela un mattone, l'ospedale di nardò, l'ospedale di gallipoli, l'occhio arrossato del mio amico, l'infermiera a cui sto simpatico e mi offre da bere, l'ascensore preferenziale che scrocco, le due ragazze milanesi dagli occhi azzurri che conosciamo e ci consigliano un lido che si rivelerà sfigatissimo.
le quattro colonne.
la bmw che mi taglia la strada e mi bussa come se avesse ragione, il lido conchiglie dal mare pieno di alghe, i tuffi dagli scogli, il vento forte, il bambino che giocava a fare l'alpinista, la mattinata in spiaggia senza farsi il bagno, l'onda che prova a rubarmi una ciabatta ma non ci riesce.
la discoteca casablanca, il parcheggio che non mi ispira fiducia ma poi cambio idea, la techno, il diabolika party, la pettinatura che cambio ogni giorno in base all'umore, la stupenda barista di 25 anni con cui parlo e scopro che ne ha 37, la ragazza che tornando all'auto mi ha sfidato e perdendo la scommessa c'è rimasta male ma non mi ha baciato.
la brasiliana che non mi piace ma è simpatica, la musica orribile al villaggio, la grigliata di carne, la sangria che non ho bevuto, i bambini e i pensionati ai balli di gruppo, il vapore della doccia che all'improvviso impazzisce e a momenti mi ustiono, le bestemmie fuori al terrazzo con addosso solo un piccolo asciugamano bianco che mi copriva a malapena.
il sogno strano che non ricordo ma poi mi viene in mente.
l'entrata gratis in discoteca grazie a un braccialetto fucsia, la rucola che non mettono sulla pizza, la cassiera da cui mi faccio togliere due euro sul conto, la biondina che mi abbracciava, il ragazzo a cui chiediamo informazioni ma scopriamo che è inglese.
le strade buie e tortuose di notte, santa caterina, la festa in spiaggia, il rave party con il megaschermo e immagini psichedeliche che guardiamo da lontano, le mezzelune con prosciutto e formaggio, l'acqua della fontanella che decido di non bere, il parabrezza che si appannava e non capivo il perchè.
la nebbia.
la passeggiata a piedi a visibilità zero, l'incidente tra due auto che non vediamo ma ci raccontano, le partenze launch control, la pr bionda che mi saluta e s'incazza perchè non rispondo, i 20 centesimi che trovo in tasca e mi portano fortuna, la benzina che a momenti finisce e quasi restiamo a terra, la ragazza di nola che mi dà dell'intellettuale solo perchè non conosce il significato di alcune parole che pronuncio.
la donna delle pulizie con accento tedesco, il ritorno che cerchiamo di ritardare il più possibile, il traffico che non troviamo, lo scheletro umano che troviamo a un'area servizio e scegliamo di fermarci alla prossima.
l'odio nel disfare le valigie, le due ore di sonno, la notte fino alle 6, la mattina passata a warcraft, le polpette che ho mangiato a pranzo e mi son rimaste sullo stomaco.
il ripensamento che ho avuto quando cercavo di pubblicare questo intervento.
il delay che sembra incarnare una linea nera di spessore variabile che separa me dal comune senso del tempo.
la nostalgia che andrà via tra qualche giorno.
forse.

promemoria 4

quando si parte per un viaggio in una località di mare, non dimenticare il telo da mare.

sudden sleep

in effetti volevo scrivere qualcosa ma,
molto stranamente,
ho sonno a un orario umano.
ne approfitto per.

road closed

la vita è un viaggio di sola andata.
Road_Closed_by_Shimmy1012
un attimo..

un caffè

ogni qualvolta prendo un caffè, la mia attenzione è focalizzata sulla goccia che cade lateralmente sul bordo esterno della tazza.
maledetta goccia.

effetto blur

dopodomani, stessa ora. oppure 5 giorni fa.
fate voi, a me ultimamente le domeniche sembrano un po' tutte uguali.
andrebbero colorate di nero, come gli altri giorni.
ore 6:01...
premo invio.

un monitor lcd, casse, una cloche, una penna, due accendini jetflame neri, un piccolo dizionario inglese-italiano tascabile, penne, pennette, matite, fogli, foglietti, fogli adesivi, un temperamatite dalla forma improbabile, un tappetino per il mouse con sopra raffigurato un tappeto persiano, due orologi digitali, cellulare, tagliacarte, un blocco, il coperchio in plastica di una bibita, del nastro isolante, un portacarte, una cartuccia monocromatica epson, una tazza vuota.
il cellulare sotto carica dice: carica completa.
l'orologio digitale dice: 90:9, lo capovolgo.
il telecomando del condizionatore dice: 24°C sleep mode. cambio la modalità, sono sveglio e non è giusto mentire a se stessi, nè tantomeno a un piccolo display.
ora faccio un po' d'ordine sulla scrivania.
devo assolutamente fare un po' d'ordine sulla scrivania.
dovrei quasi fare un po' d'ordine sulla..
forse bisognerebbe fare un po' d'ordine..
lo farò poi, con calma..
un pensiero nitido che, facendo leva opposta sull'immediatezza, comincia a sfocare lentamente: degenera nella possibilità, si confonde in un'idea, poi si dissolve nel nulla, senza trovare applicazione pratica.
scocco tutte le ossa del corpo, infine il cervello, che ha bisogno di più tempo.
mi dirigo in cucina, del latte in una tazza da latte in ceramica con su disegnata una tazza di latte, due fette biscottate, marmellata.
esco fuori, sul balcone, alcune persiane cominciano ad alzarsi lentamente, una dopo l'altra, alcune sincronizzate.
mi stiracchio e vedo un ragazzo che esce fuori al balcone e si stiracchia.
terza persona singolare.
?
penso a un deja-vu, rientro e finisco la colazione.
torno in camera, è domenica, mi stendo, inaspettatamente mi fingo morto talmente bene che m'addormento di nuovo.

promemoria 3

guardare 'Il Divo' di Paolo Sorrentino

cambio parte

non si fa mai abbastanza.. e non si fa mai tutto perfettamente.
è una cosa comune a molti.
ogni qualvolta ci si prepara per un esame, per un colloquio o altre occasioni che richiedano uno studio approfondito, sembra sempre di aver svolto un lavoro incompleto.
si poteva fare sicuramente di meglio, del resto non c'è limite alla perfezione.
anche se, paradossalmente, la perfezione avrebbe un significato limitato, perchè non è ulteriormente migliorabile.
ma essendo irraggiungibile (poichè si tende illimitatamente alla perfezione), non può essere limitato, dunque non esiste.
...
è il concetto di completezza che al momento mi sfugge.

la lampada mi irradia con una luce che con il passare delle ore diventa sempre più fioca, anch'essa percepisce la mia stanchezza e mi esorta a prender sonno.
sembra passata una vita.
avevo praticamente smesso di scrivere.
ogni qualvolta decidevo di condividere qualcosa, di costruire un pensiero indelebile che sarebbe valso la pena rileggere, non mi sembrava appropriato, mi appariva incoerente con il resto. probabilmente non sentivo davvero il bisogno di impiegare del tempo a coltivare questo mio piccolo quanto versatile ponte di comunicazione. un concetto che si potrebbe esprimere con "non ho avuto tempo", calcolando la tendenza sempre più diffusa a scambiare spesso e volentieri il tempo con la voglia di impiegarlo, in tal modo ci si discolpa e contemporaneamente si punta il dito contro l'attimo, che diventa ora, che diventa giorno, finendo nell'oblio. ma esiste un tempo per tutto.
un concetto che, in questo caso, si può anche esprimere con: "ho passato molto tempo a comprendere e coltivare il modo in cui interagisco con l'esterno, piuttosto che evolvermi nella mia interiorità".
ma il problema, nel non scrivere, è ritrovarsi a non avere nulla di particolare o interessante da rileggere sul proprio zibaldone.
giorni passati come nulla, tra studio, svago, emozioni fugaci quanto intense, respiri e battiti scanditi da interminabili ticchettii di un orologio da muro al quarzo.
come gocce che cadono da un tubo che perde e finiscono per far traboccare il vaso.
osservo la realtà andare lentamente in standby.
silenziosa, statica, immobile, priva di armonia, succube delle regole imposte da un disegno più grande.
un vortice invisibile assorbe tutti i pensieri, mi lascia a mani vuote, nessuna emozione da provare, nessuna immagine da elaborare.
nessuna frase da manipolare.
stanco, mi stendo a guardare gli improbabili giochi d'ombre che si creano sul soffitto, per effetto della luce che filtra attraverso la persiana. mi ricordano che non c'è alcuna differenza tra il bianco e il nero, esistono entrambi per effetto del contrasto, ognuno ha bisogno della sua controparte per esistere.
è inutile provarci ancora, mi rassegnerò a guardare l'alba che, per quanto sia dipinta divinamente, mi richiama alla mente l'hard reset che dovrò eseguire per riequilibrare il bioritmo.

il mio hard reset è una procedura d'emergenza che attuo nel caso il bioritmo venga alterato per un qualsiasi motivo.
consiste in due giorni di veglia continua, con al massimo due ore di sonno nel pomeriggio. il secondo giorno si resiste fino all'orario desiderato, che dev'essere in ogni caso dopo le 21, dopodichè si crolla. in questo modo si cancellano quasi completamente i dati del precedente bioritmo e si scrivono informazioni nuove, marcando il nuovo orario di sonno. può essere molto utile dopo un periodo particolarmente stressante, un esame difficile, un passaggio di stagione, troppe notti in bianco.

si chiama cambio parte: la pellicola continua a scorrere e nessuno del pubblico si accorge di nulla.

pasqua(etta)

non sento il bisogno di descrivervi nei minimi particolari ciò che ho organizzato in questi giorni.
mi basta fare un piccolo confronto, in modo da poter permettere ad ognuno di congetturare a suo piacimento.
..oppure di giocare a 'trova le differenze', come nei grattacapi d'enigmistica.
 
alcuni estratti di notizie:
Pioggia e vento nel weekend di Pasqua.
Precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale di forte intensità, neve sopra gli 800/1000 metri sull'Appennino.
A Pasqua pioggia, vento e calo delle temperature.
Pasqua sotto la pioggia. Una perturbazione proveniente dal nord Atlantico porterà, già a partire da domani, piogge, venti e un calo delle temperature. Il week end di Pasqua sarà caratterizzato da instabilità e precipitazioni diffuse.
Maltempo su tutta la penisola. Vigili del fuoco molto impegnati per allagamenti di scantinati, infiltrazioni d'acqua dai tetti ed alberi caduti.
 
seguono alcune foto scattate durante questo weekend di bufera e tempesta, sicuramente più eloquenti di qualsiasi descrizione.
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